Ciò che leggiamo e sentiamo in questi giorni, non ci stupisce poi tanto; la corruzione, i privilegi, l’uso privato di risorse pubbliche, l’impunità, sono parte integrante della storia del nostro paese. Insolito è invece lo stupore mostrato dai politici che si chiedono per quale motivo la gente mostri tanta disaffezione nei loro confronti, tanta stanchezza, come se non bastasse che fare politica è per molti solo un modo per godere di privilegi e ricchezze immense. Il confronto di certe notizie è però devastante: chi si suicida perché non ha più possibilità per affrontare l’emergenza, chi nasconde lingotti d’oro e diamanti, chi laureato brillantemente trova al massimo un impiego di 500 euro al mese, chi fa continuamente vacanze in posti extralusso da sogno con soldi pubblici. Stiamo inoltre conoscendo nuove figure nella scena politica italiana come i tesorieri, personaggi svincolati da responsabilità collettive dei partiti pur facendone parte e dunque comodi, che mettono al sicuro i partiti, perché rispondono solo di sé stessi come se i dirigenti dei partiti di cui detengono il tesoro non li avessero mai visti, mai conosciuti. Questi dirigenti politici poi tutti lì pronti a mostrare facce immacolate, a ripetere di non sapere la provenienza delle proprie ricchezze, di essersi candidamente fidati, di essere vittima di un complotto. Verrebbe da chiedere come mai, tanto per iniziare, hanno un tesoriere, se dicono di non possedere alcun tesoro? Misteri della politica italiana.
Eppure ciò che fa più male al di là di tutta questa corruzione, è osservare dei personaggi infimi, che senza titoli, senza cultura, senza aver fatto sacrifici, senza meriti, occupano posti di prestigio, ruoli che dovrebbero spettare a chi competenza e preparazione giusta.
Fa male osservare questi imbecilli nati privilegiati, come Bossi jr, che figlio di rigidi censori del malcostume del sud, ci ha riversato addosso per anni critiche ostili, indiscriminate, razziste e cattive. Alcune persone oneste hanno avvertito quasi la sensazione di una colpa da espiare per il solo fatto di essere nati a Napoli o a Palermo o a Catanzaro.
Si racconta che Renzo Bossi data la povertà e la modestia del lessico abbia trascorso notti insonni per preparare il discorso in occasioni delle sue dimissioni. Ha avuto difficoltà a trovare le giuste parole, a tentare di conservare un briciolo di dignità.
Pare che abbia detto di sentirsi un pesce fuor d’acqua ed è davvero il commiato più adatto per la fine ingloriosa di un trota.
Penso ad un mio nipote, giovane e brillante ingegnere che lavora in Africa e progetta dighe per portare acqua ai villaggi che ne sono sprovvisti.
Lui e tutti i nostri giovani che lasciano l’Italia per trovare un lavoro dignitoso o che restano e tirano avanti tra mille difficoltà e disagi, rappresentano l’altra faccia della medaglia, quella buona, quella per la quale vale la pena credere ancora in qualcosa.
Questi nostri fieri ragazzi non saranno mai pesci fuor d’acqua, perché non sono nati privilegiati, ma hanno studiato, lavorato e sudato, hanno competenze, cultura, forza per affrontare qualsiasi mare.
lunedì 7 maggio 2012
Riavviata la stagione delle iniziative sindacali
di Gennaro Sanges Seg.
UIL FPL A.O. dei Colli
Seg. Regionale Sanità UIL
FPL
Il lavoro che la
UIL FPL ha sviluppato in
questi ultimi mesi, che si è solo temporaneamente “freezato” durante il
periodo delle elezioni per i rinnovi dei delegati delle R.S.U. è ripreso
alacremente e se si può dire, senza nessuna tema di smentite, con ancora più
vigore.
Iniziative
che hanno visto la nostra organizzazione muoversi all’unisono in ogni singola sua
articolazione, dai livelli confederali, ai regionali, passando per i
provinciali e via via fino ad arrivare a quelli aziendali.
E’
con questo convincimento e con la consapevolezza che c’è bisogno di una voce
unitaria di tutto il movimento sindacale, sia esso del comparto, che della
dirigenza, che il giorno 20 di Aprile si è sviluppata una grande manifestazione
di presenza e di qualità di proposta che ha visto 17 sigle sindacali lottare
assieme contro il tentativo di affossamento della sanità pubblica ad opera
della Giunta regionale.
Una
manifestazione che è culminata nella costituzione di una catena umana che ha
chiuso il palazzo di Via S. Lucia in un “abbraccio” non proprio affettuoso da
parte di tutte le organizzazioni sindacali.
Una
volontà di non recedere nemmeno di un centimetro dagli obiettivi (stabilizzazione
dei precari, sblocco reale del turn-over, ripresa delle trattative aziendali, lotta
dura allo scadimento dei livelli assistenziali alla cittadinanza), che ha
trovato ampio sostegno nella presenza in piazza del Segretario Confederale Anna Rea.
Una
ulteriore grande iniziativa si svilupperà il prossimo16 maggio su tutto il territorio
regionale con manifestazioni in ogni città della nostra regione e dove nel “Sanità
Day” gli operatori si fasceranno il braccio con una lista a lutto
contro l’ennesimo tentativo di sfasciare la sanità pubblica.
Rivendicazione
la cui giustezza è giunta fino ai Segretari Generali di CGIL CISL UIL e che non
vorranno far mancare la loro adesione in modo concreto.
Il
giorno 4 maggio 2012, sul Mattino di Napoli è comparso un articolo sullo stato
dei bilanci aziendali nella Regione Campania sottolineando le poche buone
performance fra cui Santobono e Azienda dei Colli che si presentano per
l’esercizio 2011 con un saldo attivo.
Ma
se il Santobono presenta un attivo risibile, l’Azienda dei Colli
raggranella oltre 5 milioni di € di risparmi.
E’
adesso ora però, e l’attuale normativa ce lo consente, che tanti sacrifici e
sofferenze degli operatori dell’A.O. dei Colli, ricevano il giusto
riconoscimento ai sacrifici con una quota parte su questi utili aziendali a
vantaggio della contrattazione aziendale per poter anche uniformare i
trattamenti economici di tutti i lavoratori.
Via
quindi alla formalizzazione della delegazione trattante R.S.U. di parte
aziendale, all’indomani dell’approvazione a maggioranza del regolamento, per
avviare i confronti bilaterali e rendere operative le richieste esposte.
L’impegno
della UIL FPL sarà quello, nei prossimi giorni, per spingere il più possibile per
rendere concreti i confronti perché oramai nessun ritardo è più tollerabile.
martedì 3 aprile 2012
L’antipolitica della politica
Giuseppe Scarpa
Se dilaga l'antipolitica è colpa della “politica cinica, legata al presente, che privilegiava gli affari all'interesse generale. La politica deve tornare ad essere il motore della società” (Gianfranco Fini)
Se dilaga l'antipolitica è colpa della “politica cinica, legata al presente, che privilegiava gli affari all'interesse generale. La politica deve tornare ad essere il motore della società” (Gianfranco Fini)
Con queste parole che condivido, vorrei fare alcune riflessioni e considerazioni sulla politica e l’antipolitica. Ma che cos’è la politica? Basterebbe recuperare semplicemente il senso che gli aveva dato Cesare Pavese quando affermava che “la politica è l’arte del possibile, tutta la vita è politica”, o quello ancora più diretto del “prendersi cura di ciò che ci riguarda” di don Lorenzo Milani. L’opposto del qualunquismo ed il contrario del leghismo.
Oggi, a dar retta ai sondaggi, i due partiti maggiori sono passati da oltre il 70% dei voti del 2008 al 50% e che solo l’8% degli italiani ha fiducia nei partiti e solo il 15% nel Parlamento.
In termini di voti reali, sono crollati di quasi la metà: da 26 a 14 milioni. Una catastrofe senza precedenti, in soli tre anni e mezzo. Non importa se il crollo riguarda molto più Berlusconi che non Bersani.
L’antipolitica è presente ormai ovunque, verso tutto ciò che è politico ed è la conseguenza non solo della crisi economica, ma anche delle manomissione delle regole e delle tradizioni istituzionali. Sottovalutare questo fenomeno, come fu sottovalutato negli Anni Novanta, significherebbe creare, ancora, un vuoto politico pericolosissimo per la tenuta delle istituzioni democratiche.
Per la gran parte degli italiani la seconda Repubblica è morta, ed è finita molto male, con un bilancio disastroso. Abbiamo perso molti treni e realizzato nessuna riforma. Siamo finiti sull’orlo della bancarotta e con la politica commissariata da un “governo tecnico”. Berlusconi rimane il principale responsabile di un ventennio di occasioni mancate. I suoi governi sono stati la fiera della vanità e dell’ incompetenza, il trionfo del conflitto di interessi e il tonfo dell’immagine del nostro Paese. Ma neppure il bilancio del centrosinistra è esaltante. A parte il primo governo Prodi, il centrosinistra non ha saputo mai esprimere visioni alternative e l’ultimo di Prodi, con la carica dei 103 fra ministri e sottosegretari, con i Mastella e i Pecoraro Scanio, è stato una specie di incubo.
Se in una democrazia i partiti e la politica devono“prendersi cura di ciò che ci riguarda”e a selezionare una classe dirigente idonea, allora significa che tutti hanno fallito.
La nostra storia è contrassegnata da periodiche esplosioni di rivolta contro la classe politica, se pur nella diversità dei contesti, come il fascismo, la resistenza, il sessantotto, mani pulite, senza che la politica sia mai riuscita a rinnovarsi e a dare al Paese una salda guida e una direzione di marcia, trovando sempre dei nuovi demagoghi disposti a sfruttarla per i loro scopi. L'anti-politica è la malattia infantile della democrazia e l'Italia, con la sua salute perennemente cagionevole, è assai portata alle ricadute.
La forma partito, che ha svolto un ruolo storico significativo, non basta più. Certo i movimenti, i comitati e i blog che sempre più caratterizzano la scena politica attuale, stanno svolgendo un ruolo importante perché sono luoghi vivi, laboratori, sedi di espressioni e di partecipazione di disagio, che nessun partito tradizionale potrebbe essere in grado di coinvolgere, o dai quali si sono già irrimediabilmente allontanati. Questi non possono essere una soluzione permanente: sono forme precarie, mutevoli, trasversali, spesso disorganizzate, che vanno adoperate con la consapevolezza che si tratta, in fondo, di strumenti pre-democratici in un contesto post-democratico.
L’impegno civico diffuso e la partecipazione sono un grande tema da cui dipende il destino delle democrazie contemporanee. Essi traducono in linguaggio politico l’interesse dei cittadini per le cose che li riguardano ed esprimono il punto di vista della comunità sulle scelte di governo. Sono cioè alla base del sentimento democratico.
Le istituzioni, i partiti, la politica, se vogliono restare il perno del sistema democratico devono tenerne conto, sennò saranno esse stesse, responsabili dell’antipolitica, il ritorno dell’uomo qualunque.
Per combattere l’onda di antipolitica i partiti debbono tornare a fare il loro mestiere, altrimenti a scegliere la classe dirigente ci penseranno altri, le banche, l’Europa, i grandi gruppi. Ma allora non servono più le elezioni, bastano le riunioni dei consigli d’amministrazione.
Una “ROAD MAP” sindacale per l’Azienda dei Colli
di Sanges Gennaro Seg. UIL FPL A.O. dei Colli
Seg. Regionale Sanità UIL FPL
Lasciata alle spalle la sorprendente parentesi per la Uil FPL dell’Azienda dei Colli delle elezioni per il rinnovo dei delegati R.S.U. (+1 delegato + 100 voti oltre il numero degli iscritti a livello aziendale) ci si ritrova immediatamente tuffati nella dura realtà di tutti i giorni, con i problemi che comportano la fatica di assicurare adeguati livelli di assistenza stante l’assoluta insufficienza di addetti ed il continuo attentato delle “mignatte“ regionali ai livelli economici degli operatori della sanità. Una fatica di “Sisifo” che non permette nemmeno un attimo di distrazione.
La R.S.U. uscita eletta dalla consultazione del 5-7 marzo 2012 si è subito insediata, dandosi appuntamento al giorno 11 aprile 2012 per approvare il regolamento interno e diventare subito operativa per affrontare le numerose problematiche che giacciono sul tappeto.
Nell’ultimo documento prodotto dalle OO.SS. CGIL CISL UIL FIALS FSI prima dell’insediamento della R.S.U. erano già stati tracciati gli obiettivi che fanno parte della “ROAD MAP”, cui la UIL FPL ha dato un contributo straordinario, su cui il soggetto sindacale dovrà misurasi con la Direzione Strategica.
Una questione che grida giustizia è sicuramente quella relativa al pagamento dei festivi per i lavoratori che per effetto di turno vengono a lavorare.
Aggiungere al danno di non essere nel proprio contesto famigliare in quelle date particolari, la beffa di non aver nessun riconoscimento economico, è davvero una situazione indigeribile.
La costituzione di un “indennizzo “ sotto forma di progetto, che permetta di by-passare l’ostacolo contrattuale, permetterebbe di dare una risposta positiva alla giusta richiesta che viene dai lavoratori interessati.
L’adozione dell’auto convenzionamento per il personale di comparto, alla stregua di quanto avviene per il personale dell’AREA MEDICA permetterebbe alla Direzione Strategica di alleggerire il ricorso a prestazioni di Lavoro Straordinario, evitando il regolare sfondamento del fondo cui afferire per forza data la mancanza cronica di personale e il blocco del turn-over.
Questo istituto permetterebbe di superare la convenzione “tutta dell’A.O. dei Colli” di pagare lo straordinario fino a 15 ore, anche se ne sono state fatte 50, 60 ed oltre e pagare lo straordinario secondo il “nomenclatore tariffario“ professionale che equivale a tre o quattro volte il valore che attualmente si paga per ogni ora.
Insomma, sarebbe anche questo un giusto riconoscimento di chi, solo grazie allo spirito di abnegazione, continua a lavorare in situazioni “border line” permettendo all’Azienda dei Colli, “FARO DELLA SANITÀ CAMPANA” di tirare avanti nella totale esiguità di mezzi (risorse umane ed economiche).
Rimane l’attesa per conoscere i dati ufficiali relativi alla chiusura del bilancio aziendale per l’esercizio 2011, cui sicuramente il buon lavoro svolto dalla Direzione Strategica avrà determinato un saldo attivo da cui, grazie alla normativa vigente, destinare alla contrattazione di secondo livello quota parte di risorse e varare definitivamente l’omogeneizzazione di trattamento economico fra tutti i lavoratori aziendali.
Ecco questi sono solo alcuni degli impegni che la UIL FPL aziendale intende sostenere, unitamente alle altre OO.SS., con uno sguardo teso a travalicare gli ambiti aziendale, nel tentativo di coinvolgere strutture di altri ospedali su una battaglia di ampio respiro, cittadino prima e regionale poi, ad iniziare da quella per l’occupazione, al recupero del 2% impropriamente trattenuto sugli stipendi degli statali per il passaggio dal TFS al TFR, alla partenza della discussione delle piattaforme sui rinnovi contrattuali per non arrivare al 2013 e subire un altro insostenibile ritardo.
domenica 11 marzo 2012
A chi interessa cambiare l'art.18 ??
Giuseppe Scarpa
Le bacheche de l’Unità smantellate in alcuni stabilimenti della Fiat, le discriminazioni subite da lavoratori iscritti ad organizzazioni sindacali, o ancora al rifiuto di rispettare sentenze, non sono purtroppo incidenti di percorso, ma fanno parte di uno scontro politico e culturale, in atto nel nostro paese, per mutare profondamente i rapporti di forza. Ci ricordiamo un pò tutti: quando si diceva che la democrazia non doveva fermarsi davanti al cancello delle fabbriche, ma entrare con i propri diritti anche dentro il proprio reparto. Sono principi che fanno parte dello Statuto dei lavoratori approvato nel ’70, nel cuore di un periodo storico particolare, dove crescita economica si accompagnava ai diritti dei cittadini anche nel mondo del lavoro.
Le bacheche de l’Unità smantellate in alcuni stabilimenti della Fiat, le discriminazioni subite da lavoratori iscritti ad organizzazioni sindacali, o ancora al rifiuto di rispettare sentenze, non sono purtroppo incidenti di percorso, ma fanno parte di uno scontro politico e culturale, in atto nel nostro paese, per mutare profondamente i rapporti di forza. Ci ricordiamo un pò tutti: quando si diceva che la democrazia non doveva fermarsi davanti al cancello delle fabbriche, ma entrare con i propri diritti anche dentro il proprio reparto. Sono principi che fanno parte dello Statuto dei lavoratori approvato nel ’70, nel cuore di un periodo storico particolare, dove crescita economica si accompagnava ai diritti dei cittadini anche nel mondo del lavoro.
Da troppi anni abbiamo cancellato dal nostro dibattito politico, il problema dello sfruttamento del lavoro, un fenomeno mai sparito che si è allargato a dismisura, ed è diventato l’origine della crisi economica.
Negli ultimi decenni, i salari sono crollati in quasi tutti i paesi industrializzati e le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate ovunque, soprattutto per le nuove generazioni. Le nuove multinazionali, soprattutto quelle che puntano molto su un’immagine moderna e civile, trattano i propri lavoratori peggio degli odiati padroni di una volta e i super manager, quelli citati come geni, non sono più creativi, ma bravi ad aumentarsi il proprio stipendio e a tagliare quello dei lavoratori, insieme ai diritti acquisiti. Diventa più facile tagliare la pausa mensa che progettare qualcosa di diverso. Con questi chiari segnali risulta evidente che stiamo compiendo enormi passi indietro. A questa offensiva autoritaria, non credo che il silenzio sia l’arma migliore.
La crisi di competitività, la bassa crescita che ha investito l’Italia e l’Europa ci porta a ridiscutere delle regole del mercato del lavoro, degli strumenti di flessibilità e di protezione sociale, delle norme tra chi dà lavoro e chi lo chiede, ma soprattutto sulla distribuzione dei redditi e dei sacrifici e sulla giustizia sociale.
In Italia, lo stipendio medio netto è crollato negli ultimi dieci anni agli ultimi posti dell’Eurozona, sotto i ventimila euro all’anno. Perché un lavoratore dovrebbe produrre di più in cambio di un salario sempre più misero ?? In termini di acquisto reale, i lavoratori guadagnano cinquemila euro all’anno in meno rispetto al 2001. Le ragioni principali è che sono aumentate le tasse sul lavoro dipendente, fino a superare la media europea. Questo aumento delle tasse sul lavoro dipendente, ricompensato con un netto peggioramento dei servizi sociali, è servito in buona sostanza a finanziare l’evasione fiscale, insomma si sono tartassati i poveri per arricchire i ricchi disonesti.
L’effetto sull’economia è stato devastante, infatti si vendono sempre più pellicce, champagne, fuoribordo ed elicotteri e si spende sempre di meno al supermercato.
Dalla crisi non usciremo come siamo entrati. Non tornerà il mondo di prima. Dovremo cambiare, rischiare, anche compiere rinunce. Ma ciò che è inaccettabile è la condanna dell’uomo alla solitudine davanti al mercato, allo Stato, ai poteri globali.
Bisogna costruire un nuovo patto sociale e riportare in Europa un’Italia europeista, solidale, innovativa. È lo stesso bivio che ha di fronte il governo Monti, a cui diamo un consiglio di non inseguire le sirene della rottura sociale, ma costruisca insieme alle parti sociali, politiche di uguaglianza e di sviluppo sociale. In fondo, è questa la vera sfida che abbiamo di fronte. Vogliamo davvero credere che il problema sia l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ??
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