martedì 3 novembre 2009
Aumentano gli affamati nel mondo, anche nei paesi industrializzati
Anna Maria Bonelli
La FAO, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di agricoltura ed alimentazione, nel rapporto annuale ha messo in evidenza come la crisi economica fa crescere la fame nel mondo. Quest’anno il problema riguardi anche i paesi dell’occidente colpiti dalla crisi provocata dal crac finanziario.
In occidente è cresciuto notevolmente il numero delle persone sottoalimentate. Complessivamente la FAO parla di 100 milioni di affamati in più rispetto all’ultimo anno, un numero che supera il miliardo per la prima volta dal 1970 riportando indietro di quarant’anni le lancette della lotta alla fame del mondo. Ma non solo: infatti la proposta di ridimensionare il fenomeno per il 2015 è stata messa da parte anche a causa dello scarso impegno dei Paesi industrializzati nell’invio di aiuti alimentari ai paesi del 3 mondo. La FAO, che ha accertato anche un aumento di povertà quest’anno rispetto al 2008, osservando che l’aumento del numero di persone malnutrite aumenta sia quando si verifica un periodo di prosperità economica, sia quando si verificano fenomeni di recessione. Ciò indica anche la grande debolezza “del sistema mondiale di governance sulla sicurezza alimentare”.
Il record negativo di insicurezza alimentare spetta comunque alla regione Asia-Pacifico con 642 milioni di persone che hanno fame (+10,5%). Segue l'Africa subsahariana con 265 milioni (+11,8%), l'America latina con 53 milioni (+12,8%) e l'Africa nord-orientale con 42 milioni (+13,5%).
Il direttore generale della FAO è convinto della necessità di investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo, non solo per combatterne la fame e la povertà ma anche per determinare una generale crescita economica e la sua conseguente pace e stabilità nel mondo.
Pensiamo che abbia ragione e auspichiamo che i leader mondiali, che hanno reagito con grande determinazione alla crisi economica e finanziaria, stanziando miliardi di dollari, mostrino la stessa determinazione nel combattere fame e povertà, con aiuti, reti di sicurezza, ma soprattutto, con un vero programma di sostegno all'agricoltura contadina.
L A SCUOLA HA SMESSO DI INSEGNARE
Eduardo De Vendittis
La realtà che io vedo nello scorrere dei miei anni, dai racconti dei colleghi, dagli insegnanti, dai giovani, che la maggior parte dei ragazzi che esce dalla scuola e dalle università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano. Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto, hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato che accresca la conoscenza di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire per un problema difficile.
Incapaci di autovalutazione esprimono sincero stupore se un docente li mette di fronte alla loro ignoranza. Sono allenati a superare test e seguire istruzioni, ma non a padroneggiare su una materia o su una disciplina. Dimenticano in pochissimi anni tutto quello che hanno imparato in ambito matematico-scientifico.
A un anno dall’esame non ricordano praticamente nulla di quel che sapevano al momento di sostenerlo.
Sono convinti che tutto si possa trovare su internet e che quindi nulla debba essere conosciuto a memoria, dimenticando che la nostra memoria è il primo serbatoio della creatività e organizzazione mentale. Certo in mezzo a questa Caporetto cognitiva ci sono anche delle capacità nuove: un ragazzo di oggi proprio perché non è capace di concentrazione, riesce a fare insieme più cose. Si muove come un pesce nel mare della rete, anche se non riconosce le bufale e le informazioni spazzatura, usa il bancomat, manda messaggini, sa fare un biglietto elettronico, fa prenotazioni via internet, scarica musica e masterizza cd. E’rapido collega e associa al volo, impara in fretta, copia e incolla a velocità vertiginosa.
Il punto però non è se siano più le capacità perse o quelle acquisite. Il punto è se quel che si è perso sia tutto sommato poco importante o sia invece un grave handicap che pesa come zavorra sulle giovani generazioni. Io penso che sia un tragico handicap di cui non sono certo responsabili i giovani. I ragazzi possono essere rimproverati soltanto di essersi lasciati facilmente ingannare da una generazione di adulti che ha finto di aiutarli, di comprenderli, di amarli ma in realtà ha preparato per loro una condizione di dipendenza di infelicità e di disorientamento.
La generazione che ha oggi fra i 50 e i 70 anni ha la responsabilità di aver allevato una generazione a cui nei limiti della possibilità economica di ogni famiglia nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è stata mai inflitta. Una generazione a cui a forza di generosi aiuti e sostegni di ogni genere è stato fatto credere di possedere un’istruzione dove in troppi casi non si trattava altro che di un’allegra infarinatura. Ora la realtà presenta il conto. Chi ha avuto un ottima istruzione a fatica spesso ce la fa, chi non l’ha avuta ce la fa solo se figlio di genitori ricchi, potenti o ben introdotti. Per tutti gli altri si aprono solo due strade: accettare lavori per lo più manuali che oggi attirano solo immigrati o iniziare un lungo percorso di lavoretti non manuali ma precari sotto l’ombrello protettivo di quelli stessi genitori che per decenni hanno festeggiato la fine della scuola selezionatrice.
Un vero paradosso della storia perché la scuola facile si è ritorta contro coloro a cui doveva servire in quanto la scuola facile e senza qualità ha punito i più deboli diminuendo le chance di promozione sociale. Forse a questo punto più che dividerci sull’opportunità di bocciare o meno alla maturità, quello che dovremmo chiederci è se non sia il caso di cominciare già dalla prima elementare a negare qual cosina che a poco a poco, diciamo tra una ventina di anni, risollevi i nostri figli dal baratro cognitivo in cui li abbiamo fatto precipitare.
Monaldi: Azienda Ospedaliera o Universitaria?
Le domande rivolte hanno posto una serie di interrogativi che hanno fatto addensare nere nuvole di preoccupazione sul futuro del nostro ospedale e sugli operatori che vi lavorano.
Non si sa, ad esempio chi abbia e perché deciso che il vecchio policlinico debba essere trasferito al Monaldi, quando sono presenti sul territorio strutture ben più ricettive, con spazi inutilizzati come quelli del Frullone a noi vicino. Dove ad esempio saranno collocati gli oltre 200 posti letto che dovremmo ospitare, creando una commistione antagonistica con unità operative già presenti nella nostra azienda ?
In presenza di un fenomeno di “doppionaggio” quale U.O. andrebbe sacrificata?
Quanto personale e come sarebbe “accolto” negli spazi del Monaldi, ad iniziare dai parcheggi che di per sé sono già insufficienti per il personale attualmente in forza in ospedale?
Dove sarebbero reperite le oltre 20 aule per la didattica della S.U.N., attività di grande interesse per il mondo universitario, considerato che sotto l’aspetto del ricovero e della degenza lasciano tantissimo a desiderare?
Ed infine, tutto questo “ambaradan” avrebbe un peso negativo sul bilancio aziendale, visto che, nella prossima seduta di bilancio in contrattazione decentrata abbiamo intenzione di farci corrispondere il “Bonus” sui fondi contrattuali che spetta ai lavoratori dell’azienda che chiude i conti in parità?
Purtroppo ad oggi, e fino al momento in cui sto inviando questo articolo alla redazione di “informando.uil” nessuna risposta è arrivata alle organizzazioni sindacali, facendo registrare un analogo parallelismo con altre dieci domande poste dal quotidiano Repubblica al Presidente del Consiglio e che non hanno avuto mai risposte.
La cosa che ci fa rabbia è che, come ho avuto modo di ricordare sullo scorso numero di ottobre 2009, con la delibera n°4 del 30/09/2009 la Regione Campania, per rientrare nel debito del malgoverno regionale della sanità (spalmato su tutte le A.O. e A.S.L.) prevede un forte contenimento della spesa ai danni dei lavoratori, mentre per lo spostamento della S.U.N. è pronta a ripianarne i debiti per oltre 23 milioni di euro.
Forse gli interessi a liberare il centro storico dalla S.U.N. per captare gli ingenti stanziamenti europei per la “rivalutazione “ di quelle aree sono così forti, che per averne lo sgombero coatto non si bada a spese.
Dal canto nostro, continueremo, assieme alle altre OO.SS. a fare pressing sui livelli aziendali ed istituzionali affinché la nostra voce sia ascoltata per evitare la colonizzazione universitaria del nostro ospedale a scatola chiusa e perché si creino le condizioni per la costituzione di un tavolo permanente di confronto atto a ricercare e trovare le migliori soluzioni alle problematiche trattate che non mortifichino il Monaldi, la stessa S.U.N. e coloro i quali prestano la loro opera nell’una e nell’altra azienda.
venerdì 9 ottobre 2009
Valori e regole
Giuseppe Scarpa
Una delle regole inviolabili sul conflitto di opinioni e di comportamenti in una società civilizzata è che non si deve odiare e far odiare il proprio avversario. Una volta questi conflitti delle ragioni dell’uno o dell’altro, venivano risolti attraverso lo scontro fisico o il duello, il sopravvissuto aveva ragione.
Oggi si è inventati un’altra sagoma da bersaglio, colpire il cuore della vita privata della persona, diffamarla anche con lo strumento della menzogna e rendere tutto pubblico alla dissacrante curiosità sociale e renderli colpevoli.
Si aboliscono i confini tra pubblico e privato, si abbattono i limiti tra gli interessi della politica e i principi della morale, diventa tutto schiacciato in un campo di battaglia, in cui vince chi ha più forza ed astuzia insieme, e l’uscita di scena di uno dei duellanti vale la sconfitta sua e della sua parte.
Occorre reagire a questa rappresentazione immorale, richiamandoci tutti alla coscienza personale, che non va mai privata della libertà di manifestare le proprie convinzioni, senza ritorsioni e accuse su altre persone del tutto estranee alla contesa. Non è possibile che un libero cittadino è costretto al silenzio, alla collusione per non ritrovarsi danneggiato. Una tale condizione di impaurimento, sul piano psicologico, diventa simile o peggio che vivere in un regime di abrogazione delle libertà costituzionali. Confidiamo nelle risorse morali della stragrande maggioranza delle famiglie e dei giovani che fa la realtà, vera non virtuale, del popolo italiano. Il caso Boffo potrà essere ricordato come l’avvio di una riflessione delle coscienze, che saprà trovare i modi umani e civili da dare a ciascuno il suo.
Concludiamo con delle parole che condividiamo, di Oscar Luigi Scalfaro: “Il delitto più grosso di un politico è calpestare il proprio popolo. Tutti quelli che hanno abusato del loro potere e calpestato i diritti fondamentali si sono seppelliti con le loro mani: Hitler, Mussolini, Stalin. E' come abbracciare i fili dell'alta tensione, prima o poi si muore”.
lunedì 5 ottobre 2009
Bomba ecologica a 1600 metri dall'Ospedale Monaldi
Mario Vinci
Sulle pagine del sito internet della nostra Azienda, si pubblicizzano le varie specializzazioni medico-chirurgiche, la grande professionalità del personale tutto, i suoi splenditi e rari giardini con alberi d’alto fusto, l’accogliente struttura alberghiera; oltre a riportare, in una breve nota storica, i suoi natali illustri risalenti al 1931, data in cui iniziarono i lavori di costruzione dell’imponente complesso ospedaliero, voluto dall’allora Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale (l.N.F.P.S.), per la cura dei pazienti affetti da tubercolosi. I lavori poi, furono completati nell’aprile del 1939 quando fu inaugurato un moderno Sanatorio di circa duemila posti letto diretto dall’illustre professor Vincenzo Monaldi, immerso in un vasto parco sulla collina dei Camaldoli e denominato “Principe di Piemonte”.
Ecco io mi fermerei qui, giusto per non essere tedioso su cose che, ormai noi dipendenti del Monaldi sappiamo tutti. Ma forse tutti non sanno che a poco più di 1600 metri dalla nostra Azienda vi è una delle Discariche di tal quale (ovvero spazzatura indifferenziata e veleni vari) realizzata in una cava dismessa di tufo del Parco delle Colline dei Camaldoli, con il famoso decreto 90 poi tramutato nella legge 123 dal governo Berlusconi.
E che nell’ultima conferenza di Servizio tenutosi a Palazzo Salerno in Napoli tra i rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed i referenti regionali della gestione dei rifiuti,si è stabilito che: (per ridurre i disagi procurati agli abitanti residenti nei pressi della Discarica, dal continuo traffico di mezzi pesanti in uscita e in entrata dal sito di sversamento,sarà istituito un punto di riunione degli autocompattatori ubicato nei pressi dell’Ospedale Monaldi….)
Poveri noi, che fine ingloriosa a fatto la nostra Azienda, davanti al suo ingresso parcheggeranno grossi camions di monnezza in attesa d’entrare in Discarica, che con il loro fetido carico di veleni e nuvole di smog scaricate dai loro motori accesi, appesteranno l’aria che noi ed i nostri poveri malati saremo obbligati a respirare e metabolizzare, altro che biglietto da visita.
La domanda infine che mi pongo, e che rivolgo a tutti i colleghi dell’azienda per cui lavoro (oserei dire con orgoglio) da oltre trent’anni, è la seguente: La nostra etica professionale, ci impone solo di esercitare con amore le nostre conoscenze medico-chirurgiche al fine di curare i mali dei pazienti che a noi si rivolgono…, oppure anche di intervenire professionalmente e scientificamente presso la società civile, al fine di combattere le cause accertate delle malattie che poi ci ritroviamo a curare.
In buona sostanza, la prevenzione dove incomincia e dove finisce, visto che tutti noi abbiamo permesso senza battere ciglia l’apertura di una Megadiscarica di veleni (causa certa dei mali che curiamo) dietro la porta di servizio della nostra Azienda Ospedaliera ? ???